Contrastare la discalculia con il Metodo Papy-Pesci

Il Metodo Papy-Pesci ha preso come riferimento i principi e le tecniche indicate per l’utilizzo del Minicomputer Papy, strumento che impiega pedine da porre su piastre magnetiche quadrate di unica grandezza esposte in modo equidistante su parete.  Di questo efficace strumento ne fa inizialmente uso per aiutare l’allievo nello studio del sistema posizionale di numerazione, nel motivare l’introduzione di numeri interi e decimali, fornire un aiuto concreto al calcolo e alla transizione tra il calcolo mentale e i primi algoritmi.
A queste iniziali esperienze, per non limitarsi a migliore le abilità nel calcolo e facilitare contemporaneamente l’accesso alla scienza matematica, alla logica e alla geometria,  il Metodo Papy-Pesci continua ad avvalersi del quadrato e dei quadrati in esso distinti, ma molto più ampi, diversamente collocati nella tridimensionalità dello spazio e con prevalenti stazionamenti a terra. Le pedine lasciano il posto agli allievi, il metodo viene così a strutturarsi con un differente dinamismo, sono gli allievi che si spostano nei diversi spazi, dando valore numerico alla posizione assunta nei quadranti, mobilità che permette loro una dinamica motoria e figurale, esperienze toniche e posturali, di assialità e semi-assialità corporea, mobilità in armonia delle articolazioni, divenendo arbitri delle relazioni. Questi principi e prassi animano il Metodo e si consolidano con le scansioni nel tempo e del ritmo, verso azioni integrate dai valori di efficacia che derivano dai canali informatori telerecettivi, propriocettivi e cinestetici.
Le esperienze promuovono il rappresentarsi in percorsi uguali o equivalenti, in direzioni diverse, verticali e orizzontali e associate alle diverse polarizzazioni nello spazio, ai rapporti metrici, alle misure e alle classificazioni di lunghezze e di angolo, all’enumerazione spaziale e ritmica, alle tante esperienze realizzate con quell’indicatore mobile che è il corpo ed a cui la matematica deve ogni nozione.