Pedagogia classificatoria 

È ancora frequente che i metodi di studio del bambino in difficoltà siano condotti con scale metriche basate su una concezione puramente quantitativa dello sviluppo infantile e si limitino ad una descrizione negativa adatta ad etichettare i bambini che non hanno superato la prova. Chi usa questi strumenti non sono solo i sanitari, il commercio dei test ha coinvolti anche tanti pedagogisti, evidentemente distratti dal loro compito di educatori, affascinati dall’erba più verde del vicino «The grass is always greener on the other side of the fence», incapaci di apprezzare quello che hanno. Usano un facile metodo delle cifre e delle misure, che nella pratica propongono ovviamente l’idea di un apprendimento ridotto e rallentato, caratteristica peculiare della scuola differenziale. Responsabili ancor più da educatori di emulsionare la concezione puramente aritmetica dell’insufficienza, tratto caratteristico di una pedagogia che vuol risolto in termini quantitativi tutti i problemi teorici e pratici dell’educazione e dell’inclusione.
La pedagogia dell’oggi, che si vuole esprimere con una professione che la definisce e la distingue, si pone problemi specifici e del tutto concreti.
Alla scienza pedagogica si chiede di individuare e di assimilare la particolarità e varietà dei processi dello sviluppo infantile, la quantità di tipi diversi, i cicli e le metamorfosi dello sviluppo, le sue sproporzioni e i suoi diversi equilibri, e di scoprire le leggi della varietà e i problemi pratici che si pongono su come assimilare le leggi di questo sviluppo.
Ed è lo studio dinamico di questi problemi che avvia alla constatazione dell’insufficienza, tutto ciò ben mostra che quando incontriamo un soggetto il cui sviluppo è aggravato da una difficoltà, il ruolo non può limitarsi con un dato quantitativo poiché è complesso e certo duplice e attiene alla carenza organica nel processo di questo sviluppo e nella formazione della personalità del bambino. Per la scienza pedagogica infatti non è tanto l’insufficienza in se stessa, bensì la reazione dell’organismo e della personalità all’insufficienza e alle difficoltà del bambino che è l’unica realtà con la quale il pedagogista a ha a che fare. La pedagogia, posta in grado di dare una definizione positiva di un bambino di un certo tipo e di percepire la sua originalità qualitativa, declina ormai l’uso dei test.