Pedagogia terapeutica difficoltà cambia il rapporto dell’uomo con la realtà e influenza i rapporti personali traducendosi spesso in un comportamento che si discosta dalla norma sociale in un’anomalia sociale del comportamento.
Un bambino “speciale”
Il bambino classificato con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), persino in famiglia è prima di tutto un bambino speciale: nei suoi confronti s’instaura un rapporto esclusivo, insolito. In molte famiglie è perfino circondato da aumentato amore, da cure e tenerezze moltiplicate, diverso da quello che si ha con gli altri bambini, a volte così eccessivo da separarlo dai suoi coetanei.
La sua “disgrazia” di solito cambia la sua posizione sociale o determina una posizione sociale del tutto particolare rispetto al bambino che non è stato dichiarato DIS.
Nell’ambiente circostante il turbamento dell’attività correlativa si traduce nella profonda alterazione di tutto il sistema dei rapporti sociali, tutte le circostanze che determinano il luogo “geometrico” del bambino nell’ambiente si ristrutturano secondo una nuova ottica, che certo non ha la prospettiva dell’inclusione.
La sanitarizzazione della Pedagogia
Purtroppo, fino ad ora, i problemi riguardanti i bambini con DSA vengono posti in termini sanitari, e per compensare “la carenza” educativa vengono affrontati con esercizi di pedagogia terapeutica con la conseguente sventura della lussazione sociale. Tale concezione ha condotto a pericolose deviazioni e il maggior errore è nel fatto che nei bambini con DSA si è voluto vedere solo l’aspetto patologico, dimenticando che essi possiedono anche una vita psichica ed hanno bisogno di essere considerati con lo stesso metro del bambino in assenza di “disturbi”. Entrambi sono persone, entrambi sono bambini, in entrambi lo sviluppo segue le stesse leggi e l’opportunità per entrambi sarebbe stata l’inclusione.
Sciaguratamente assistiamo al fatto che quella pedagogia terapeutica orientata dal sistema sanitario ha divorato la pedagogia e sopraffatto il pedagogista nel suo ruolo di insegnante, dimentichi che bisogna educare prima di tutto il bambino e non il disturbo di apprendimento. E questo è possibile solo se la scuola si affranca dalla schiavitù di una pedagogia curativa alla quale è asservita e se si struttura sulle basi sane della pedagogia.
Il compito della Pedagogia
Contro questa Pedagogia terapeutica, curativa, quasi “ospedaliera”, la Pedagogia e il pedagogista devono rispondere con una impostazione teorica e metodologica che non rinunci all’uomo e consenta di interessarsi a lui, essere perciò nodo fondamentale dello sviluppo culturale dell’allievo senza appellativi nosografici, etichettanti, escludenti, riduttivi e sanitarizzanti.
Evitare di soffrire la “disgrazia” significa promuovere una nuova fase nello sviluppo rivolto ad una vita sociale senza esclusioni.
Alla scuola l’obbligo di trovare la chiave per aprire alla trasformazione del “meno” del deficit, nel “più” della compensazione sociale capace di offrire l’opportunità agli allievi di scoprire e ritrovare in se stessi le energie e le abilità necessarie da impegnare per conoscere e apprendere.
Marta Mani